ECOMONDO: perché non ci ha convinti

ECOMONDO didn't convince us

Il 26 ottobre noi di Associazione PIÙINFORMA siamo stati invitati ad ECOMONDO, l’evento di riferimento in Europa per la transizione ecologica e i nuovi modelli di economia circolare e rigenerativa. All’evento hanno partecipato numerose aziende del settore ambientale in materia di gestione dei rifiuti e delle risorse, nonché enti pubblici e privati di vario genere. Nonostante le buone premesse però ECOMONDO non ci ha convinti, perché?

ECOMONDO: perché non ci ha convinti

Visitando gli enormi padiglioni del complesso fieristico di Rimini siamo però rimasti alquanto delusi per quanto abbiamo visto. Molte aziende infatti sono ancora strettamente legate al riciclo che, secondo gli ideali di economia circolare, deve essere la penultima opzione di gestione del rifiuto.

Di riciclo se ne parla già da molti anni, come testimoniamo anche le scorse edizioni di ECOMONDO. Da un evento però come questo, che si definisce “di riferimento per la transizione ecologica e nuovi modelli di economia circolare e rigenerativa”, abbiamo visto ben poco di innovativo su questi temi.

L’obiettivo primario infatti da raggiungere e perseguire è la riduzione globale dei rifiuti: dobbiamo generare meno rifiuti, riutilizzare, e trasformare in altre risorse.

Il riciclo infatti, è sì un dovere ed una buona pratica, ma non è la scelta migliore. Il semplice gesto di dividere i rifiuti e favorirne il riciclo può indurre ad un’incongruenza comportamentale del tipo: “se smaltisco in modo appropriato la plastica, posso continuare a comprarla” ma qualcuno ovviamente dovrà produrla, usando altro petrolio, altra energia, emettendo CO2 per trasportare gli imballaggi.

Riciclo o riuso?

E’ un circolo vizioso che deve essere interrotto. Occorre modificare l’atteggiamento nei confronti delle risorse, scegliendo in primis di consumare meno, scegliendo materiali sempre meno impattanti e più durevoli, riducendo al minimo il packaging, limitando lunghi trasferimenti di merci, e altro ancora.

Ben poche sono state inoltre le aziende legate alla sostenibilità del settore alimentare che sappiamo essere uno dei settori più impattanti al mondo, capace di generare circa 13 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, pari al 26% del totale delle emissioni di gas serra causate dall’uomo.

Tanta confusione quindi, alla stregua del green washing, alla quale possiamo dare solo una spiegazione: la mancanza di informazione. Associazione PIÙINFORMA predica da anni l’importanza dell’informazione dei singoli riguardo le tematiche ambientali.

La quasi totale assenza, fatta qualche eccezione (foto in basso), di enti predisposti alla formazione e l’informazione come Università e scuole, ci ha un po’ sorpresi e delusi allo stesso tempo.

In riferimento al settore alimentare, conoscere le conseguenze di cosa consumiamo e come consumiamo è fondamentale per dare spinta alla nascita di un nuovo mercato. Responsabile e sostenibile, che faccia bene all’ambiente e a noi stessi.

 

 

E’ quindi dovere delle istituzioni non solo incentivare (e in alcuni casi obbligare) pratiche produttive green, ma anche supportare programmi di informazione e formazione per le persone, in modo che possano fare scelte più consapevoli.

Queste sono le motivazioni per cui ECOMONDO non ci ha convinti.

ECOMONDO ci ha dimostrato che l’interesse per le tematiche ambientali è in crescita costante e sicuramente saranno tematiche cardine del futuro del nostro Paese.

Ci ha dimostrato anche però che è necessario evolvere il nostro concetto di sostenibilità rispetto ad una decina di anni fa.

Il riciclo non basta e non basterà per contrastare i cambiamenti climatici. La transizione ecologica è complessa ma non impossibile, basta volerlo!

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