Il nostro apparato digerente, ed in modo particolare l’intestino, è colonizzato da moltissimi microrganismi che, nel loro insieme, costituiscono la flora batterica.

Se si vanno a spianare le varie pieghe, i villi, i microvilli e le cripte, la superficie della mucosa intestinale equivale a circa 200 m².  Ed i numeri suggestivi non finiscono qui.

Oltre alla flora batterica, nel nostro intestino sono presenti miceti, clostridi e virus, che, in condizioni di equilibrio, non esercitano alcun effetto patogeno.

In condizioni normali, la flora batterica è in perfetta simbiosi con l’organismo.

Nel rapporto simbiotico fra l’organismo umano e la flora intestinale, l’uomo fornisce materiale indigerito per il sostentamento dei batteri. In compenso, questi microrganismi svolgono varie funzioni utili all’uomo.

Quando la flora batterica e l’organismo vivono in perfetta armonia, si parla di eubiosi.

I primi mesi di vita sono molto importanti per costruire una popolazione batterica florida ed equilibrata. Il latte materno, infatti, favorisce la proliferazione dei bifidobatteri, un ceppo particolarmente benefico per la salute umana.

Lo spreco alimentare ha raggiunto una dimensione spaventosa: un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato.

Nel nord del mondo, si produce e si acquista troppo cibo, spesso gettato prima ancora che si deteriori. Secondo la FAO lo spreco raggiunge i 280-300 chili/pro capite all’anno partendo dai campi, passando attraverso la trasformazione e la distribuzione e per finire nelle nostre cucine.

Nel Sud del mondo, invece, il cibo si spreca per mancanza di infrastrutture adeguate, di strumenti per la conservazione e il trasporto in tempi utili. Ma il cibo si spreca anche mettendo in competizione la produzione di biocarburanti, di biogas e di grandi quantità di mangime per animali con gli alimenti per l’uomo: competizione che in alcune zone del pianeta è fortemente sbilanciata verso gli interessi degli speculatori e dell’agribusiness.

Lo spreco è un problema globale da ogni punto di vista perché riguarda tutti gli attori nella catena e lascia affamati e in molti casi senza terra quasi un miliardo di persone. In realtà però lo spreco alimentare è solo il sintomo più evidente di un sistema alimentare distorto e insostenibile che tratta il cibo come merce e che lo ha privato dei suoi valori culturali, sociali e ambientali durante tutte le fasi della filiera agroalimentare.

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Prima di intraprendere un nuovo regime dietetico rivolgiti ad un medico specializzato per accertarti che non ci siano controindicazioni. I seguenti consigli alimentari sono validi in linea generale ma potrebbero essere controindicati in presenza di condizioni patologiche specifiche.

  • Limita il consumo di bibite zuccherate e gassate.
  • Limita il consumo di alcolici, cioè non bere più di un quarto di vino, mezzo litro di birra, o due bicchierini al giorno (per le donne o uomini molto esili tali quantità vanno dimezzate). Riduci ulteriormente od elimina l’assunzione di bevande alcoliche se sei in sovrappeso od obeso o se presenti una familiarità per diabete, obesità, ipertrigliceridemia, ecc.
  • Limita l’apporto giornaliero di grassi saturi (burro, insaccati grassi, carni rosse grasse, formaggi grassi) e di acidi grassi trans (margarina, burro di arachidi).
  • Limita il consumo di zuccheri semplici (zucchero, dolci, bevande zuccherate) soprattutto alla sera. Utilizza in quantità controllata i prodotti dolci da spalmare sul paneo sulle fette biscottate (quali marmellate, confetture di frutta, miele e creme)
  • La verdura va consumata, preferibilmente cruda o cotta al vapore.
  • Lo yogurt non dev’essere necessariamente magro, evita però lo yogurt alla frutta, che generalmente contiene molti zuccheri. Se consumi tanto latte, scegli preferibilmente quello scremato o parzialmente scremato, che comunque mantiene il suo contenuto in calcio.
  • Mantieni alto l’apporto di fibre nella dieta (mangia molta frutta e verdura).
  • È importante assicurare le dosi minime giornaliere di acidi grassi essenziali, pertanto almeno 3 volte alla settimana sostituisci la carne con il pesce.

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Il requisito principale dell’etichetta alimentare è quello di INFORMARE il consumatore sulle reali caratteristiche del prodotto, al fine di orientarne al meglio la scelta commerciale. Ciò prevede, quantomeno, una totale chiarezza e il divieto verso qualunque tipo di illusione qualitativa e nutrizionale.

I requisiti da garantire tramite l’etichetta alimentare sono:

  • Chiarezza
  • Leggibilità e Facilità di lettura
  • Indelebilità

Chi si affida al buon senso non può dimenticare quel famoso detto cinese che recita: “Siamo ciò che mangiamo”. E ciò che mangiamo è riportato sulle etichette alimentari… a volte in modo chiaro ed esauriente, a volte con indicazioni sommarie e poco chiare.
In realtà, alcune informazioni sono obbligatorie e regolamentate per legge, mentre altre sono facoltative o complementari.

Il campo di applicazione delle etichette è rappresentato dai prodotti alimentaristessi, che possono essere venduti nelle seguenti forme:

  • Sfusi: senza alcuna confezione (frutta, ortaggi, gastronomia ecc.); le indicazioni vanno affisse sul recipiente di vendita: denominazione, elenco ingredienti, eventuali allergeni e, se previste, data di scadenza e modalità di conservazione
  • Preincartati: confezionati sul luogo di vendita al momento o poco prima dell’acquisto (pane, carne fresca, formaggi, salumi ecc.). Devono presentare obbligatoriamente qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico che provochi allergie o intolleranze ancora presente nel prodotto.
  • Preconfezionati: venduti in confezioni già applicate dal produttore e in cui l’alimento rimane fino al momento del consumo senza subire alterazioni. Sono quelli più diffusi e anche i più soggetti a restrizioni normative.

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L’indice glicemico (IG) esprime la capacità dei carboidrati contenuti negli alimenti di innalzare la glicemia. Più precisamente, si definisce indice glicemico di un dato alimento l’area incrementale sottesa dalla curva glicemica, causata dall’assunzione di una porzione di 50 g di carboidrati dell’alimento, espressa come percentuale dell’area incrementale sottesa dalla curva glicemica, ma causata dall’assunzione di 50 g di glucosio dallo stesso soggetto.
La velocità dell’incremento glicemico si esprime in percentuale (%), prendendo come punto di riferimento il glucosio in soluzione acquosa – o il pane bianco, a seconda del sistema – al quale corrisponde il 100%. Pertanto, un alimento con indice glicemico 50 innalza la glicemia con una velocità del 50% rispetto a quella del glucosio; in pratica, è due volte più lento.Lo studio dell’indice glicemico nacque – ormai parecchi decenni orsono – con l’intento di trovare una correlazione tra l’attitudine ad incrementare eccessivamente la glicemia dopo i pasti e il peggioramento dello stato di salute generale.
Tuttavia, come scopriremo di seguito, la correlazione tra indice glicemico e salute non ben definita, e il consumo di cibi con queste caratteristiche – in porzioni e con frequenza ragionevoli – non sembra contrapporsi ai crismi di un’alimentazione equilibrata.
L’indice glicemico degli alimenti è influenzato in primo luogo da vari fattori. Alcuni di questi riguardano la natura chimica dei carboidrati in essi contenuti, altri la compresenza di altri nutrienti o fattori nutrizionali.http://www.associazionepiuinforma.org/contatti/

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La frutta è un gruppo di alimenti esclusivamente vegetali, tipicamente zuccherini e consumati prevalentemente a crudo; in realtà, dal punto di vista botanico sarebbe più corretto utilizzare il termine FRUTTO e racchiudere nel rispettivo insieme anche tutti quei vegetali che, a causa del minor contenuto in glucidi, sono preferibilmente impiegati come contorno: pomodori, cetrioli, zucchine, melanzane, zucche, olive ecc.
Ad ogni modo, la frutta rappresenta una fonte alimentare MOLTO importante, grazie all’elevato contenuto nutrizionale di vitamine, sali minerali, fibra solubile, polifenoli, antiossidanti in genere, fruttosio e acqua. Ovviamente, la frutta non è tutta uguale e la sua composizione nutrizionale varia soprattutto in base a:

  • Varietà botanica
  • Clima ed ambiente di crescita
  • Metodo di coltivazione
  • Freschezza o conservazione

L’apporto energetico della frutta zuccherina deriva prevalentemente dai glucidi, in particolare dal fruttosio, mentre il contenuto lipidico e quello proteico risultano marginali; d’altro canto, si conoscono alcuni tipi di frutta che possiedono un elevato contenuto lipidico (tralasciando l’intera categoria della frutta secca, i più conosciuti sono il cocco e l’avocado).

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ormoni alimentari

Il controllo ormonale è il presupposto sul quale si basa, non solo la cronodieta, ma anche la maggior parte delle ultime ricerche scientifiche sull’alimentazione ed il dimagrimento. La tanto amata e discussa dieta a zona ne è un esempio. In base a queste teorie l’assimilazione dei nutrienti e le conseguenti variazioni metaboliche, dipendono da una complessa rete di aggiustamenti ormonali.

Esistono ormoni che favoriscono l’accumulo di grasso corporeo e la perdita di massa muscolare ed altri che favoriscono lo smaltimento del grasso corporeo e l’acquisto di massa muscolare. Stimolare con la dieta la secrezione di uno o l’altro ormone significa  raggiungere o meno i propri obiettivi; non solo, è importante valutare i livelli ormonali individuali poiché alcuni soggetti possono manifestare una naturale iper o ipoproduzione di determinati ormoni.

Alle sue origini la cronodieta era a tutti gli effetti una dieta dissociata, un regime alimentare che imponeva, non solo il consumo di determinati nutrienti in periodi particolari della giornata, ma anche il divieto di assumere nello stesso pasto cibi di origine diversa (ad esempio occorreva separare il consumo di carboidrati da quello di proteine).

Ovviamente un metodo così drastico non può che avere alcuni risvolti negativi. Nella seguente tabella sono riportati i pro ed i contro della cronodieta.

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L’indice glicemico (IG) esprime la capacità dei carboidrati contenuti negli alimenti di innalzare la glicemia. Più precisamente, si definisce indice glicemico di un dato alimento l’area incrementale sottesa dalla curva glicemica, causata dall’assunzione di una porzione di 50 g di carboidrati dell’alimento, espressa come percentuale dell’area incrementale sottesa dalla curva glicemica, ma causata dall’assunzione di 50 g di glucosio dallo stesso soggetto.

La velocità dell’incremento glicemico si esprime in percentuale (%), prendendo come punto di riferimento il glucosio in soluzione acquosa – o il pane bianco, a seconda del sistema – al quale corrisponde il 100%. Pertanto, un alimento con indice glicemico 50 innalza la glicemia con una velocità del 50% rispetto a quella del glucosio; in pratica, è due volte più lento.Lo studio dell’indice glicemico nacque – ormai parecchi decenni orsono – con l’intento di trovare una correlazione tra l’attitudine ad incrementare eccessivamente la glicemia dopo i pasti e il peggioramento dello stato di salute generale.

Tuttavia, come scopriremo di seguito, la correlazione tra indice glicemico e salute non ben definita, e il consumo di cibi con queste caratteristiche – in porzioni e con frequenza ragionevoli – non sembra contrapporsi ai crismi di un’alimentazione equilibrata.

L’indice glicemico degli alimenti è influenzato in primo luogo da vari fattori. Alcuni di questi riguardano la natura chimica dei carboidrati in essi contenuti, altri la compresenza di altri nutrienti o fattori nutrizionali.

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additivi

L’Additivo alimentare, secondo il Food & Nutrition Board degli Stati Uniti,  è definito come “qualsiasi sostanza, o miscela di sostanze, diversa dagli alimenti di base, che si ritrovi nell’alimento pronto per il consumo a seguito dei vari trattamenti connessi con la produzione, la lavorazione, la conservazione ed il confezionamento dello stesso”.

In questa definizione non si fa riferimento alla differenza esistente fra “additivo volontario” ed “additivo involontario”: il primo è quello che comunemente consideriamo oggi, il secondo, invece, è rappresentato dai residui di varia entità che possono derivare da trattamenti agro-zootecnici e tecnologici.

In quell’occasione si era ventilata anche l’ipotesi di un’aggiunta a tale definizione: “non sono da considerare come sostanze chimiche aggiunte la vitamina C, il sale da cucina, l’aceto, l’alcool, lo zucchero e le altre sostanze che sono state considerate esse stesse “alimenti” in ragione del loro effetto nutritivo o stimolante”. Se si esclude la vitamina C – la cui aggiunta dev’essere dichiarata come additivo anche quando non entra in gioco la sua attività vitaminica, ma solo quella antiossidante o maturante – la risoluzione non aveva bisogno di alcun richiamo legale.

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ETICHETTE E CLAIMS

La ricerca scientifica sugli alimenti ha evidenziato che esiste un’ampia gamma di sostanze che hanno un effetto nutrizionale e fisiologico sull’uomo, quali ad esempio vitamine, sali minerali, amminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre, estratti di erbe, e via dicendo. Negli ultimi anni, pertanto, si è assistito ad un crescente numero di prodotti che richiamano, in etichetta o attraverso la pubblicità, questi elementi.

Gli alimenti promossi con queste indicazioni possono essere percepiti dal consumatore come portatori di un beneficio nutrizionale, fisiologico o, in generale, positivo per la salute e tale da differenziali da altri prodotti convenzionali presenti sul mercato. Questo crea un indubbio vantaggio commerciale perché può incidere direttamente sugli acquisti.

La Commissione Europea ha pertanto ritenuto necessario intervenire stabilendo principi generali applicabili per la pubblicità ed etichettatura di questa particolare tipologia di alimenti, al fine di garantire un elevato livello di tutela dei consumatori e la piena consapevolezza delle scelte di acquisto. A queste motivazioni si affiancano anche quelle dirette a garantire la correttezza negli scambi commerciali tra i diversi operatori economici:

la presenza di differenze tra disposizioni nazionali relative alle indicazioni nutrizionali e salutistiche possono, infatti, impedire la libera circolazione degli alimenti ed instaurare condizioni di concorrenza disuguali.

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