C.A.M. servizi di ristoro: schiacciati sotto il tetto di cristallo

C.A.M. servizi di ristoro: schiacciati sotto il tetto di cristallo

Una nube nera è calata sui Criteri Minimi Ambientali per i servizi di ristoro già in corso di approvazione. I cosiddetti “C.A.M.”, criteri volti a stabilire un requisito minimo di coerenza rispetto ai temi ambientali nei vari settori merceologici, sembrano essersi schiantati contro il cosiddetto “tetto di cristallo”.

Succede il 13 dicembre 2022, con la riapertura di quel “tavolo di lavoro” che era già stato chiuso il 4 agosto 2022, sotto il precedente governo: nessuna motivazione, né di contenuto, né di procedura.

Tuttavia, il “cambio di bandiera”, sembra aver fatto cambiare anche l’aria, che, nonostante le affermazioni pro-ambiente del presente governo, quando si tratta di guardare ai fatti, sembra che l’interesse stia decisamente altrove.

Il confronto

Nonostante questa “riapertura” forzata delle discussioni, le medesime si sono svolte in maniera non dissimile, se non proprio identica, a come si erano svolte durante le sedute precedenti.

Dimostrando, negli effetti ed argomentativamente, che gli argomenti contra una strutturazione più efficace di C.A.M. effettivamente non sussista.

Nonostante ciò, il testo della bozza legislativa è stato mutato.

Un verosimile triste epilogo: lo scontro col tetto di cristallo

Visto il triste svolgimento della seduta, è chiaro che sarà la politica a fare le scelte e prendersi carico degli effetti e delle responsabilità conseguenti; alcune di esse potrebbero risultare felici – forse –, altre, molto verosimilmente, lo saranno meno. Ciò che conta, in politica, dovrebbero essere i fatti, la coerenza, soprattutto quando si parla di sostenibilità, e la capacità di adottare uno sguardo lungimirante.

Sembra, tuttavia, che questa volta sia risultato più semplice pensare solo al presente, come diceva un vecchio filosofo (“vizio“, dell'”occidente“); e forse trattasi di un pensare – un po’ egoisticamente – solo al “proprio orto”, senza utilizzare quello sguardo più generale, più lungimirante che dovrebbe, invece, essere la caratteristica di una buona politica.

Il c.d. “tetto di cristallo” si dimostra per ciò che realmente è: non un mero “divisorio” contrastante solo minoranze, di sesso, di lingua, di etnia, ma un vero e proprio “blocco mentale“. Una struttura che è rappresentativa della forma mentis di una classe dirigente che non sa e non vuole adeguarsi ad ogni forma di cambiamento, quale che essa sia.

Ma tutto ciò è terribilmente miope, perché ad oggi la natura non rispetta più i nostri tempi, e non lo farà perché noi non abbiamo rispettato i suoi. Dobbiamo reagire, non chiuderci a riccio su di noi stessi.

L’opportunità di “fare bene” che sembra sfumata

Eppure, nonostante le ostruzioni del “tetto di cristallo”, le nostre ricerche ci mostrano che l’adozione di C.A.M. che siano effettivamente efficaci e non solo un “paravento per gli ambientalisti”, potrebbero condurre ad enormi vantaggi, sia in termini di benessere che in termini economici.

Infatti, legiferare per aggiornare il Nostro Paese alle tematiche ambientali potrebbe dare grande linfa vitale alle tantissime imprese che, in Italia, da vari anni oramai si stanno indirizzando sempre più su queste tematiche.

Tramite l’Osservatorio interno alla nostra Associazione, infatti, abbiamo individuato una serie di vantaggi, già riportati in precedenza al ministero, che l’applicazione di C.A.M. veramente incisivi sui temi ambientali potrebbe far fiorire:

—        drastica riduzione delle emissioni di CO2eq: almeno 151.774 ton di CO2Eq in meno rispetto alla situazione attuale (che muterebbe poco, coi C.A.M. strutturati nella maniera in cui sono scritti ora);

—        risparmio economico per le aziende del settore di circa 90-100 mil. euro annui;

—        assorbimento della “perdita fatturato causa Covid” che non solo permetterebbe il recupero del fatturato perso nel periodo pandemico ma permetterebbe anche di ottenere un surplus economico di due miliardi circa;

—        recupero e aumento degli addetti sia operativi che amministrativi.

Gran parte degli operatori del settore attendono con forza una svolta, anche e soprattutto determinata dai gravi aumenti nei costi delle materie prime causati dal susseguirsi di emergenza Covid-19 e della crisi Ucraina. Una svolta che, invece, potrebbe non arrivare.

Rimane, pertanto, l’amarezza nel vedere stravolto l’ottimo lavoro già svolto e la speranza che questo non sia un dietrofront reale su un tema, quello ambientale, che ogni anno, si aggrava sempre più.

In conclusione

Di fronte a tali condizioni, abbiamo richiesto che questa versione 4 dei C.A.M. non sia inserita negli appalti pubblici “verdi”. Andrebbe ad accreditare, infatti, un sistema contrario a tutte le indicazioni volte alla necessità di ridurre le emissioni, fondamenta sulle quali essi sono stati realizzati, e che renderebbe l’istituzione dei medesimi C.A.M., per l’appunto, una mera “facciata”, ma completamente inutile.

Le soluzioni per coniugare gli estremi ci sarebbero, ciò che serve è la volontà di farlo, volontà che, ad oggi, in Italia sembra tornata a mancare.

Per queste ragioni, la nostra Associazione ha deliberato le dimissioni dal tavolo, ringraziando il gruppo di gestione che tanto si è impegnato nel dare la parola a tutti.

Con quest’azione, cerchiamo – pur nel nostro piccolo – di dare il segnale, che – a nostro parere – “tornare indietro” rispetto alla strada corretta da seguire sia un grave errore. La nostra speranza, pertanto, è quella di smuovere qualche coscienza, affinché si possa decidere nella maniera realmente più ottimale per l’ambiente e per il nostro futuro, anziché quella più conservativa, ma contraria alla direzione del mondo.

Il futuro è #green, e non deve più aspettare

In fede,

dott. Lorenzo Bontorin

 

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