“Kamut” non è il nome di un grano, ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio e famoso in tutto il mondo grazie ad un’operazione di marketing senza precedenti.

Ciò che sta alla base del successo del Kamut è il marketing decisamente efficace che ha fatto leva su tre aspetti: la suggestiva leggenda del suo ritrovamento, l’attribuzione di eccezionali qualità nutrizionali ed una presunta compatibilità per gli intolleranti al glutine.

Il kamut è un cereale la cui fama è giunta alla ribalta da alcuni anni, ma le sue origini sono antichissime, sebbene con un nome differente.

Il kamut è invece un marchio registrato da una società americana, che lo commercializza in esclusiva, ma – come spesso avviene in questi casi – il marchio è diventato nome comune.

Nell’Italia meridionale esiste un grano simile, la varietà saragolla, coltivato fino alla prima metà del Novecento e poi scomparso a causa della poca produttività, per essererimpiazzato dal grano moderno irradiato.

La gran parte del kamut in commercio è frutto di coltivazioni biologiche, possibili perché è un cereale con doti di notevole robustezza, resistenza e adattabilità alle situazioni climatiche anche senza l’impiego di pesticidi e fertilizzanti chimici.

Detto ciò, è certamente un frumento rustico, con ampia adattabilità ambientale, eccellente per la pastificazione. Come ogni frumento che non è stato sottoposto a procedimenti di miglioramento genetico o ad una pressione selettiva troppo spinta, e proprio per questo motivo pare sia più facilmente digeribile dalle persone che soffrono di lievi allergie e intolleranze, comunque non riconducibili alla celiachia.

Una bibita è un tipo di bevanda analcolica a base di acqua naturale o acqua gassata con carbonato di sodio e quasi sempre addizionata ad aromi e sostanze dolci. Tali bevande possono contenere anche caffeina, taurina e/o gomma arabica e vengono utilizzate a volte nella preparazione di cocktail.

Tuttavia gli esperti sostengono che questo limite può essere superato facilmente, soprattutto dai più piccoli.

La quantità maggiore di spreco alimentare, circa il 53% in Europa, è però quello domestico. Se lo spreco alimentare fosse un Paese, esso sarebbe il terzo più grande produttore di CO2, dopo USA e Cina

In media, per un bambino, equivarrebbe a non assumere più di una lattina di bibita gassata e 10g di caramelle al giorno.

Il consumo eccessivo di bibite zuccherate è associato ad obesità, diabete mellito di tipo 2, carie dentaria e bassi livelli nutrizionali. Studi sperimentali tendono a sostenere un ruolo causale per le bibite analcoliche zuccherate in rapporto a questi malanni anche se ciò è messo in dubbio da altri ricercatori. È da intendere che le bevande edulcorate comprendono tanto quelle che utilizzano lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, così come quelli che usano saccarosio. Molte bibite contengono ingredienti che sono essi stessi fonte di preoccupazione: la caffeina, se consumata in eccesso, è causa del favorimento di stati di ansia e disturbi del sonno.

Il riscaldamento climatico dovuto alle emissioni di gas serra, in particolare di CO2, è uno dei temi più dibattuti al giorno d’oggi e continua a far preoccupare scienziati, ambientalisti e ogni persona che ha cuore la salute del Pianeta che ci sta ospitando.

Nel 2040 le emissioni saranno circa 6 miliardi di tonnellate superiori rispetto al 2010.

Gli italiani con una alimentazione sostenibile potrebbero risparmiare circa 14 milioni di tonnellate di CO2 all’anno

A rischio, oltre il riscaldamento del pianeta, c’è il pericolo di acidificazione degli oceani.

A causa dell’aumento della quantità di CO2, infatti, l’equilibrio chimico delle acque marine si è sbilanciato verso un Ph più basso e quindi verso una maggiore acidità.

Riscaldamento globale indica in climatologia il mutamento del clima terrestre, caratterizzato in generale dall’aumento della temperatura media globale e da fenomeni atmosferici a esso associati.

Le cause predominanti sono da ricercare, secondo la comunità scientifica, nell’attività antropica, in ragione delle emissioni nell’atmosfera terrestre di crescenti quantità di gas serra.

Partiamo dunque dal piccolo per salvare il Grande!