Le aziende produttrici conoscono bene queste abitudini di consumo dei fruitori e hanno studiato apposite formulazioni e packaging a seconda della nostra percezione del buono e della qualità. 

PIÚINFORMA dopo una semplicissima ricerca di mercato svolta direttamente sui consumatori, può tranquillamente affermare che NON è così.

Oggi giorno, seguire un’alimentazione sostenibile è il primo passo per garantire al Pianeta il benessere che merita. La sostenibilità alimentare è fondamentale, inoltre, anche per la nostra salute.

La sostenibilità è di fatto diventata un fattore di marketing anzi è (e sarò sempre di più) una vera e propria variabile che può fare la differenza, insomma un vantaggio competitivi.

Scegliere un’alimentazione sostenibile, infatti, non vuol dire solo nutrirsi con cibi biologici, nutrizionalmente sani. Vuol dire compiere un passo fondamentale per la conservazione della biodiversità e dell’ecosistema nel suo complesso. 

Consumatore è fortemente motivata all’acquisto di prodotti e servizi sostenibili ed è di fatto divenuto un prosumer ovvero nelle proprie scelte vuol contribuire alla sostenibilità complessiva del ciclo economico e sociale.

Scelte alimentari e di produzione sostenibili permettono un minor consumo di suolo, di acqua ed energia, limitando l’uso di pesticidi, la deforestazione. Impegnandoci ad offrire cibi sostenibili che uniscono la qualità alla convenienza.

Perciò abbiamo rilevato che la distribuzione automatica e ristorazione collettiva il consumatore “subisce” e non sceglie.

Molti alimenti e/o prodotti analizzati dal comitato scientifico che gestisce i disciplinari 10+SANO e 10+EQUO sono decisamente da evitare.

In questo caso, la distribuzione automatica dei prodotti alimentari, rappresenta la pratica di un sistema educativo volto a creare nelle persone, la capacità di operare scelte tali da sviluppare e consolidare delle sane abitudini”.

contatti piuinforma

unesco.org

Il tè verde matcha è una tipologia di tè verde pregiatissima che, alle sue spalle, ha una tradizione antichissima ed è un componente fondamentale della cultura giapponese e della cerimonia del tè (茶の湯– Cha no yu). 

Verde vivace e profumo intenso. Queste sono le due caratteristiche di questa tipologia di tè.

La coltivazione del tè matcha è molto delicata e richiede un metodo di coltivazione e lavorazione attento. Infatti, la coltivazione deve essere favorita da un clima e da delle condizioni di terreno ideali, senza tralasciare il fatto che le piantagioni devono essere riparate dal sole. Uji (prefettura di Kyoto) è la località da dove proviene il tè matcha più pregiato. 

I coltivatori raccolgono a mano le foglie tencha e, successivamente, la polvere del prodotto finale si ottiene attraverso la macinazione a pietra. Quindi, la polvere ricavata da questo processo può essere mescolata all’acqua calda, nel latte oppure può essere utilizzata in cucina. Di fatto, il matcha viene utilizzato anche per la preparazione del famoso matcha cappuccino, matcha latte e, in Giappone, lo possiamo trovare in moltissimi prodotti, dal gelato ai frullati, dai mochi (dolce realizzato con riso glutinoso) al kitkat. 

Nonostante la lunga tradizione alle spalle, il tè matcha non deve essere sottovalutato in quanto presenta tantissimi benefici, così tanti che può essere considerato un “superfood”:

Sostenibilità alimentare, infatti, è anche sinonimo di rispetto dell’ambiente

La salvaguardia del pianeta dipende anche da cosa si decide di mettere in tavola. Il modo in cui si produce e si consuma cibo, ad esempio, si ripercuote in maniera determinante sul riscaldamento globale.

Il matcha presenta ancora molte altre proprietà oltre quelle sopracitate, e non bisogna dimenticare il suo gusto delizioso e avvolgente.

Provare per credere

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Comitato tecnico

Il sushi è un insieme di piatti tipici della cucina giapponese a base di riso insieme a pescealghe noriuova o avocado.

Negli ultimi anni nelle città Italiane vediamo sempre più ristoranti che propongono sushi e altre pietanze della cucina giapponese, scatenando una vera e propria sushi mania.

Sushi mania del Giappone infatti, ha tantissimi benefici per nostra salute .

Le origini del sushi sono molto incerte quanto all’epoca. L’opinione più diffusa è che sia stato portato dai monaci buddhisti tornati dalla Cina nel VII secolo.

Se si riflette sul fatto che con una fascia prezzo di all’incirca 10/20 euro il cliente può mangiare quanto vuole, la qualità del pesce sicuramente non è delle migliori.

I ristoranti di sushi devono rispettare determinate norme igieniche al fine di garantire una pietanza sicura e buona ai propri clienti.

Vi sono principalmente tipi diversi di sushi bar: il principale ha un classico menu con il quale ordinare di volta in volta le portate che vengono preparate al momento dallo chef.

IL costo è identico per ogni piattino, mentre in altri, soprattutto quelli situati fuori dal Giappone, il colore del piattino indica il relativo costo.

La sostenibilità alimentare promuove un’attenta selezione dei cibi da portare in tavola, nel pieno rispetto della stagionalità dei prodotti e adottando una dieta che faccia bene a noi e all’ambiente.

Sostenibilità alimentare, infatti, è anche sinonimo di rispetto dell’ambiente

Il modo in cui si produce e si consuma cibo, ad esempio, si ripercuote in maniera determinante sul riscaldamento globale

Optare per una dieta ecosostenibile, poi, significa anche scegliere prodotti di qualità.

Di conseguenza, considerando tutti i suoi benefici e, soprattutto, se eseguito come da tradizione millenaria, può solo che essere un piatto salutare.

Da oggi in poi prestate più attenzione e Itadakimasu!  (いただきます!). http://www.associazionepiuinforma.org/contatti/

https://en.unesco.org/news/future-youth-biosphere-reserves

Dallo zenzero si possono isolare più di 60 principi attivi ma quelli più caratteristici sono essenzialmente 3 lo zingerone, il gingerolo e lo shogaolo.

 Le proprietà dello zenzero sono varie, la più nota e quella antimicrobica, come tutte le spezie, seguita da effetti antiossidanti e antiinfiammatori. Cosi facendo riducono anche i livelli d’infiammazione del nostro organismo prevenendo patologie come l’Alzheimer, l’arteriosclerosi e le artriti.

Cosi facendo riducono anche i livelli d’infiammazione del nostro organismo prevenendo patologie come l’Alzheimer, l’arteriosclerosi e le artriti.

Il sistema attuale di produzione alimentare è una delle principali cause del danno ambientale, compreso il cambiamento climatico e l’impoverimento delle risorse naturalI tre pilastri di un’alimentazione sostenibile:

  • Sostenibilità ambientale, sociale e economica

Nella sua espressione più semplice, un’economia verde può essere pensata come un’economia a basse emissioni di anidride carbonica, efficiente nell’utilizzo delle risorse e socialmente inclusiva. 

Quindi, non è un ideale astratto ma un modello di sviluppo al quale tutti possono contribuire a partire dalla presa di coscienza che ogni nostra azione ha un impatto sull’ambiente.

E vero che può prevenire molte patologie come abbiamo visto, ma un abuso di questa spezia soprattutto in certe condizioni può portare ad avere più effetti collaterali che benefici.

buona salute!

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Dott. Andrea Riva

Scegliere il pane nero, la pasta marroncina e il riso dal colore scuro, si sa, non è scelta facile per i consumatori italiani che hanno fatto della pasta e del pane classici, uno dei simboli della loro tradizione culinaria ma la conversione all’integrale sembra quasi d’obbligo visti gli innumerevoli benefici.

cereali contengono amido. Il germe di seme contiene lipidi in proporzioni variabili che consentono l’estrazione dell’olio vegetale cereali. Il seme è circondato da un guscio formato soprattutto dalla cellulosa, componente fondamentale della fibra alimentare. Sono utilizzati nell’alimentazione umana (in particolare grano, riso e mais) e nel bestiame, nonché nella produzione industriale di vari prodotti.

I cereali moderni, principalmente frumento e mais, sono il risultato della selezione effettuata durante la cosiddetta rivoluzione verde (seconda metà del XX secolo), con l’obiettivo di ottenere varietà ad alto rendimento. Le procedure sviluppate hanno avuto molto successo nell’aumentare la produzione, ma non è stata data sufficiente rilevanza alla qualità nutrizionale, con il risultato di cereali con proteine ​​di bassa qualità e alto alto contenuto di carboidrati.[

Per esempio: alcuni polifenoli, quali lignine e acido fitico, possono proteggere l’apparato digerente; l’acido ferulico si occupa del colon, colina e betaina possono proteggere fegato e salute cardiovascolare e così via.

È bene che gli alimenti integrali siano introdotti con ancor maggiore determinazione nella nostra dieta!

“Kamut” non è il nome di un grano, ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio e famoso in tutto il mondo grazie ad un’operazione di marketing senza precedenti.

Ciò che sta alla base del successo del Kamut è il marketing decisamente efficace che ha fatto leva su tre aspetti: la suggestiva leggenda del suo ritrovamento, l’attribuzione di eccezionali qualità nutrizionali ed una presunta compatibilità per gli intolleranti al glutine.

Il kamut è un cereale la cui fama è giunta alla ribalta da alcuni anni, ma le sue origini sono antichissime, sebbene con un nome differente.

Il kamut è invece un marchio registrato da una società americana, che lo commercializza in esclusiva, ma – come spesso avviene in questi casi – il marchio è diventato nome comune.

Nell’Italia meridionale esiste un grano simile, la varietà saragolla, coltivato fino alla prima metà del Novecento e poi scomparso a causa della poca produttività, per essererimpiazzato dal grano moderno irradiato.

La gran parte del kamut in commercio è frutto di coltivazioni biologiche, possibili perché è un cereale con doti di notevole robustezza, resistenza e adattabilità alle situazioni climatiche anche senza l’impiego di pesticidi e fertilizzanti chimici.

Detto ciò, è certamente un frumento rustico, con ampia adattabilità ambientale, eccellente per la pastificazione. Come ogni frumento che non è stato sottoposto a procedimenti di miglioramento genetico o ad una pressione selettiva troppo spinta, e proprio per questo motivo pare sia più facilmente digeribile dalle persone che soffrono di lievi allergie e intolleranze, comunque non riconducibili alla celiachia.

Una bibita è un tipo di bevanda analcolica a base di acqua naturale o acqua gassata con carbonato di sodio e quasi sempre addizionata ad aromi e sostanze dolci. Tali bevande possono contenere anche caffeina, taurina e/o gomma arabica e vengono utilizzate a volte nella preparazione di cocktail.

Tuttavia gli esperti sostengono che questo limite può essere superato facilmente, soprattutto dai più piccoli.

La quantità maggiore di spreco alimentare, circa il 53% in Europa, è però quello domestico. Se lo spreco alimentare fosse un Paese, esso sarebbe il terzo più grande produttore di CO2, dopo USA e Cina

In media, per un bambino, equivarrebbe a non assumere più di una lattina di bibita gassata e 10g di caramelle al giorno.

Il consumo eccessivo di bibite zuccherate è associato ad obesità, diabete mellito di tipo 2, carie dentaria e bassi livelli nutrizionali. Studi sperimentali tendono a sostenere un ruolo causale per le bibite analcoliche zuccherate in rapporto a questi malanni anche se ciò è messo in dubbio da altri ricercatori. È da intendere che le bevande edulcorate comprendono tanto quelle che utilizzano lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, così come quelli che usano saccarosio. Molte bibite contengono ingredienti che sono essi stessi fonte di preoccupazione: la caffeina, se consumata in eccesso, è causa del favorimento di stati di ansia e disturbi del sonno.

Il riscaldamento climatico dovuto alle emissioni di gas serra, in particolare di CO2, è uno dei temi più dibattuti al giorno d’oggi e continua a far preoccupare scienziati, ambientalisti e ogni persona che ha cuore la salute del Pianeta che ci sta ospitando.

Nel 2040 le emissioni saranno circa 6 miliardi di tonnellate superiori rispetto al 2010.

Gli italiani con una alimentazione sostenibile potrebbero risparmiare circa 14 milioni di tonnellate di CO2 all’anno

A rischio, oltre il riscaldamento del pianeta, c’è il pericolo di acidificazione degli oceani.

A causa dell’aumento della quantità di CO2, infatti, l’equilibrio chimico delle acque marine si è sbilanciato verso un Ph più basso e quindi verso una maggiore acidità.

Riscaldamento globale indica in climatologia il mutamento del clima terrestre, caratterizzato in generale dall’aumento della temperatura media globale e da fenomeni atmosferici a esso associati.

Le cause predominanti sono da ricercare, secondo la comunità scientifica, nell’attività antropica, in ragione delle emissioni nell’atmosfera terrestre di crescenti quantità di gas serra.

Partiamo dunque dal piccolo per salvare il Grande!

Perché un prodotto si possa definire succo di frutta deve essere costituito da frutta al 100%, e può prevedere opzionalmente l’aggiunta di zucchero. Nel caso di succhi di frutta concentrati o disidratati, parte dell’acqua contenuta nel succo viene eliminata. Nel caso si aggiunga lo zucchero, è obbligatorio che sia esplicitamente indicato con la menzione “zuccherato” accanto alla denominazione.
Il termine spremuta si applica solo agli agrumi e indica il succo di agrumi, anche in questo caso con o senza zuccheri aggiunti.
Altra tipologia è il nettare di frutta, in cui la percentuale di frutta scende al 50%, a cui sono aggiunti zucchero e acqua. Generalmente, il nettare di frutta, viene anche chiamato “succo e polpa”, soprattutto se la materia di partenza è purea di frutta, concentrata o non concentrata

Succhi di frutta ottenuti esclusivamente da frutta spremuta;

  • Succhi di frutta derivanti da concentrato, ai quali vengono aggiunti aromi e diluiti;
  • Nettari di frutti, prodotti a partire da un concentrato al quale vengono aggiunti zucchero, acqua e aromi.

Questo ci dovrebbe fare già pensare che il “succo di frutta” che abitualmente compriamo non sia un toccasana per la nostra salute, anzi alla lunga ci può portare a dei problemi come alcune malattie.

Queste sostanze aiutano il nostro organismo a mantenere lo stato di salute, rinforzando il sistema immunitario, combattendo i radicali liberi e, nel caso della fibra, modulando l’assorbimento degli zuccheri.

Buona merenda!

Andrea Riva

Se si confrontano le materie prime di Nutella con quelle delle altre creme spalmabili, nel nostro caso -Magnum Intense, Novi e Lindt – si nota che gli ingredienti sono simili ma cambiano le quantità e il tipo di grassi. I più importanti sono nocciole, cacao e burro di cacao, il 90% circa dei costi delle materie prime.

Dalla analisi comparativa dei due prodotti, emerge con evidenza, che le due creme si discostino molto per il contenuto di nocciole, che sono l’elemento caratterizzante le creme spalmabili Gianduja (nocciole e cacao).

La Nutella ha un basso contenuto di nocciole (13%) mentre la crema di nocciole 800 ne contiene ben il 55%.  Questa differenza, ci porta immediatamente ad osservare la presenza di un ingrediente indesiderato presente in quantità massiccia nella Nutella, che permette di sopperire alla mancanza di nocciole e di conseguenza  ai “grassi buoni” che esse forniscono, l’olio di palma!

Si tratta di un grasso, reperibile sul mercato, a basso costo per le aziende, che tuttavia non ha un buon profilo dal punto di vista nutrizionale essendo ricco di grassi saturi, specialmente se viene abbinato ad ingredienti come lo zucchero; anzi possiamo tranquillamente affermare che grassi saturi e zucchero è tra le combinazioni più nocive per l’essere umano.

La Nutella contiene circa il 30% di olio di palma sul totale prodotto, una quantità davvero elevata!

Le nocciole, al contrario, sono ricche di grassi insaturi, non saturi. E sono ricche di fibre e proteine che apportano benefici su più fronti alle nostre cellule.

Conclusioni. Le creme che “imitano Nutella” hanno scarse possibilità di successo, perché nessuno riesce a produrre una crema altrettanto appetibile a un prezzo così conveniente.