Ricordiamoci che siamo quello che mangiamo

Se vi dicessero che la carne che comprate al supermercato costa 0,50 euro/Kg voi come reagireste?

La comprereste ancora ? Credo proprio di no! E che, dopo questa notizia, la prossima volta che andrete a fare la spesa in un supermercato ci penserete due volte a comprare dei prodotti di carne confezionata.

La carne di cui sto parlando è quella definita “ carne separata meccanicamente” o CSM. Questa infatti costa al produttore dai 0,3 ai 0,6 euro /Kg e viene rivenduta nei supermercato a prezzi che variano dai 4 ai 7 euro/kg. Con un rapporto qualità/prezzo decisamente pessimo, infatti alcuni prodotti hanno un prezzo maggiore della carne e del pesce fresco.

Ma cosa significa “separata meccanicamente”? Vuol dire che questi prodotti sono ottenuti dalla lavorazione di carni che fino a non molto tempo fa venivano considerati scarti di lavorazione.

Infatti a partire dalla carne che resta attaccata alle ossa di polli, tacchini e maiali, attraverso procedimenti ad alta pressione, viene formata la cosiddetta “poltiglia rosa” che non è altro che un impasto che contiene questi pezzetti di carne insieme a parti di nervi, cartilagini e frammenti di ossa. Questo impasto viene poi lavato con soluzioni contenenti ammoniaca per sbiancarlo e poi addizionato di coloranti, aromi e conservanti per renderlo commestibile e gradito al palato del consumatore. Ci si può rendere conto che non è un procedimento molto “naturale” con cui preparare alimenti confezionati e comunque il risultato non è dei migliori; ad esempio se proprio siete degli amanti dei cordon-bleu provate a confrontare il gusto di uno confezionato con uno preparato in casa usando una fettina di petto di pollo e noterete subito la differenza e il risparmio!

Questo tipo di carne è inoltre più soggetto a contaminazioni microbiche e la causa è proprio il metodo di produzione, infatti già negli scorsi anni molte aziende europee ( anche italiane) sono state soggette a sanzioni poiché negli stabilimenti non venivano garantite le precauzioni per evitare la contaminazione di questi prodotti, infatti la poltiglia rosa è molto delicata e soggetta a contaminazione da parte di batteri come la Salmonella.

Per cui se devo scegliere cosa mettere nel carrello della spesa farei attenzione a non comprare cibi confezionati che riportano in etichetta, tra gli ingredienti, la scritta “ carne separata meccanicamente” o CSM in quanto i benefici di questi prodotti vanno solo in direzione dei produttori e non dei consumatori.

Come già detto in altre occasioni se si vuole mangiare carne è preferibile comprarla fresca e di derivazione biologica in uno dei molti punti vendita o da un contadino di fiducia, questa può essere una scelta che porta dei benefici anche alla vostra salute!

Buona spesa!

Andrea Riva

 

Un giorno avvicinai un allevatore del mio paese che se ne stava seduto fuori dal bar del centro, borbottava tra sé e la cosa mi incuriosì. Gli chiesi se ci fosse qualche problema, lui mi guardò negli occhi e annuì con la testa, aveva uno sguardo triste che a tratti pareva quello di qualcuno che si sente tremendamente in colpa.

Mi indicò con l’indice dei bambini dall’altra parte della piazzetta e mi disse “non volevo, non sapevo”.
Mi raccontò allora che un tempo allevava animali da cortile in cortile, dando loro granaglie e scarti dell’orto e poi li vendeva o li barattava in paese con amici e parenti. Ora, invece, alleva tacchini per una grossa azienda agroalimentare, ma non in cortile … Bensì in capannoni in cui sono stipate migliaia di bestie, in condizioni talmente innaturali che per tenerle in vita devono applicare un vero e proprio “accanimento terapeutico”.

“Li imbottiamo di antibiotici”, mi disse, “il primo gli viene somministrato nel primo giorno di vita disciolto nell’acqua e da li è un continuo … un programma prestabilito a priori con delle addizioni in caso di contagi diffusi”. Mi raccontò che anche l’alimentazione era controllata e che tutti i mangimi arrivassero da una azienda esterna specializzata .. “non so cosa ci sia dentro, non trovo normale che un pulcino diventi un tacchino di 35kg in 7 mesi…!” mi disse.

Rimasi scosso da quella chiacchierata che si prolungò poi per un paio d’ore e qualche bicchiere di vino. La sera stessa andai a cercare nel web cos’è l’antibiotico resistenza e dei danni inimmaginabili che sta già causando e che potrà causare in un futuro prossimo. La mia ricerca proseguì con le conseguenze portate dagli antibiotici nell’intestino umano, siano essi assunti indirettamente attraverso il consumo di animali trattati, che direttamente durante le cure mediche “di routine” dove vengono prescritti con leggerezza inappropriata.

Scoprii che il delicato equilibrio che ci mette in armonia con i batteri presenti dentro e fuori al nostro organismo è compromesso e che la medicina con i sui dogmi tende, ben che vada, a sottovalutare o a non considerare certe dinamiche che modificano in maniera determinante lo stato di salute generale delle persone …

Anti biotico = anti vita.
Non sono prodotti selettivi, non uccidono solo il batterio patogeno, anzi, uccidono tutto, anche quelli utili per non dire indispensabili!!

Morale: meglio consumare meno carne e quella utilizzata sarebbe da scegliere proveniente da produzioni “in cortile” o comunque in condizioni in cui l’antibiotico è l’eccezione e non la regola.

“Quanto è bello e remunerativo trasformare gli alimenti in altri alimenti” direbbe l’industria alimentare se fosse rappresentata da un soggetto parlante …

Sicuramente ci sono delle preparazioni alimentari che necessitano di una lavorazione/trasformazione degli ingredienti per divenire ciò che sono, in tal caso parliamo di manipolazioni messe in atto perché indispensabili.
Facciamo un esempio rappresentativo: un succo di pera,
che per essere imbottigliato non potrà rimanere pera ma questa dovrà essere giocoforza spremuta …
oltre a questa operazione tutto ciò che può essere fatto va oltre il voler estrarre il succo dalla pera.

Sono varie le trasformazioni aggiuntive che possono essere messe in atto per renderlo quello che poi normalmente consumiamo.
La pera una volta spremuta potrà essere filtrata per togliere completamente o parte della parte fibrosa per rendere il succo più liquido e chiaro.
Il succo potrà essere omogeneizzato attraverso dei macchinari che renderanno le sue particelle tutte di una grandezza non superiore a quella prestabilita, aumentando così la capacità di non “separarsi” nella bottiglia, cosa che visivamente sarebbe non bella da vedere.
Il succo può essere condensato facendo evaporare parte dell’acqua che lo compone, operazione che viene fatta per abbassare i volumi e di conseguenza i costi del trasporto.
Il concentrato poi potrà essere reidratato con più acqua rispetto a quella sottratta divenendo così più “slavato”, ecco che per migliorarlo verranno aggiunti zuccheri, antiossidanti, addensanti ed aromi.

Tutto questo per dire che dietro ad una banale succo di pera industrial style ci sono una serie di pratiche che non hanno un effetto determinante sull’ottenimento del prodotto di per se, ma hanno scopi estetici, pratici ed economici.

Si aggiunge il fatto che spesso più la materia viene lavorata, processata e modificata più questa si discosta da un alimento “integro” potendo così perdere caratteristiche nutrizionali importanti.
Altre volte i processi comportano dei cambiamenti della materia lavorata che possono renderla meno digeribile o a volte addirittura “dannosa”. Esempi se ne potrebbero ovviamente fare a decine ma vi indico un paio di spunti di ricerca interessanti: grassi Trans e nanoparticelle (dovute a lavorazioni spinte).

Ricordate, dietro ad ogni prodotto c’è un micro mondo … siate curiosi

Stay tuned