Oltre 1/3 del cibo prodotto viene sprecato e gettato come rifiuto mentre è ancora commestibile. Ciononostante, i dati dicono che ci sarà la necessità di incrementare la produzione alimentare di quasi il 70%, perché la nostra popolazione sarà sempre più crescente. Vi sembra logico? E questo concetto diventa ancora più illogico se pensiamo alle persone dall’altra parte del mondo senza cibo e malnutrite, che rappresentano circa 1 miliardo dell’intera popolazione.

Se da un lato vorremo non sprecare il cibo che mangiamo, dall’altro non vorremo mai trovarci senza. Basta pensare ad una delle più classiche azioni quotidiane: fare la spesa, oppure ancora, il momento in cui mangiamo. Entrambe si riducono semplicemente a saziare la nostra fame, la pancia che brontola e il frigo che piange.

Ma fermiamoci un attimo a pensare, ad esempio, cosa c’è dietro ad un cestino di fragole acquistare al supermercato. Le fragole vengono seminate, raccolte, portate in cassette, confezionate, stoccate in piattaforme di scambio, etichettate e trasportate con aereo o per nave, in base alla zona dove sono nate. Sbarcano in Europa per poi arrivare in Italia. Dall’Italia vengono distribuite ai supermercati, magari al centro ortofrutta. Mamma e figlia arrivano al banco, la figlia vuole le fragole, la mamma ne prende due per accontentare anche il papà e i fratellini. I cestini arrivano finalmente a casa, ma le fragole non vengono mangiate subito e quindi riposte in frigo perché non maturino troppo in fretta. E qui cosa succede? Passa il primo giorno, il secondo, poi vengono messe dietro ad un altro cibo, finché non si vedono più. Un giorno i cestini riappaiono perché il frigo si è svuotato, ma le nostre care fragole nel frattempo, sono diventate variate… E a questo punto non ci resta che darle da mangiare all’umido, che tanto ne è ghiotto. Dobbiamo riflettere sulla quantità di cibo che acquistiamo!

Le promozioni 2×1, che piacciono tanto perché danno l’idea di fare un affare al momento dell’acquisto, statisticamente invece non lo sono! Il secondo pacco di cibo, infatti, sarà sicuramente gettato nella spazzatura perché non verrà consumato entro la scadenza. Se vi piacciono le promozioni fate allora tesoro del trend di vendere scontati i cibi prossimi alla scadenza, che altrimenti finirebbero in pattumiera, che si sta diffondendo in diverse catene di supermercati.

Un altro punto sul quale riflettere è il km 0. Perché comprare a km 0? Perché se un sistema alimentare deve essere sostenibile, deve avere un basso impatto in termini di carbon footprint, ovvero l’impronta di carbonio. La carbon footprint serve per il calcolo delle emissioni dei cosiddetti gas serra, ovvero di tutti quei gas, come l’anidride carbonica, che sono poi responsabili dell’innalzamento della temperatura e del cambiamento climatico globale. Ma le carbon footprint vanno calcolate lungo tutta la filiera, ovvero dalla semina al consumo, passando per il trasporto. Ognuno di noi contribuisce alle carbon footprint attraverso gli acquisti che fa, e diminuirle significa essere un po’ più sostenibili! È importante sapere non soltanto come è fatto ciò che si metterà in tavola, ma anche da dove viene.

Più del 50% della carbon footprint di ognuno è dovuto alle scelte alimentari. Nel mercato globale comperare a km 0 è strettamente legato alla stagionalità: rispettate i cicli stagionali e così rispetterete non solo l’ambiente, ma anche la biodiversità! Infatti, ogni coltivazione non solo ha il suo luogo, ma anche il suo momento. Quindi, se in inverno, trovandoci nell’emisfero boreale, ci trovassimo di fronte al nostro cestino di fragole e ad un sacchetto di mele fuji, dovremmo poter fare una scelta sostenibile, sapendo di non rinunciare al gusto.

Cerchiamo di essere cooperatori del sistema, e non solo consumatori!

Be green!

Be sustainable! 

 

Dott.ssa Luisa Gragnoli,

Tecnologo Alimentare

PIUINFORMA®

 

Vi è mai capitato di invitare qualcuno, in modo poco cortese, ad andare in bagno? Magari per una risposta mal data, una precedenza non rispettata. Se sì, piuttosto che una maledizione, sappiate che gli avete fatto un piacere! Infatti, perché si verifichi il vostro “malaugurio” deve avvenire essenzialmente una delle due cose: al malcapitato compare un improvviso attacco di diarrea (cosa per cui voi, magari in quel momento, sareste più propensi), oppure deve aver mangiato nelle ore precedenti un buon numero di cibi ricchi di fibra.

Oggi vorrei parlarvi dell’importanza della fibra alimentare per il mantenimento di una buona salute, considerando anche
il fatto che l’OMS, in studi recenti, mette in correlazione come una corretta assunzione giornaliera di fibra possa avere effetti benefici per la nostra salute. Un adeguato apporto di fibra alimentare, infatti, contribuisce a prevenire  patologie quali dislipidemie lievi, diverticolosi del colon stipsi, malattia coronarica, arteriosclerosi , diabete, obesità e tumori maligni del grosso intestino.
Prima di iniziare a descrivere tutte le sue doti bisogna fare una distinzione tra fibra solubile e insolubile in quanto hanno proprietà specifiche un po’ diverse.
La fibra insolubile ha una funzione di anti-stipsi, accelerando lo svuotamento intestinale, riduce i tempi di contatto di sostanze tossiche, che introduciamo con l’alimentazione, con le cellule dell’intestino che potrebbero portare col lungo andare, alla formazione di tumori al colon-retto.
La fibra solubile ha diverse proprietà in quanto, grazie alla sua capacità di interagire con l’acqua già nello stomaco, riesce a dare un senso di sazietà precoce, aiutando così i casi di sovrappeso e obesità, abbassa il pH intestinale inibendo i microrganismi potenzialmente dannosi e favorendo quelli benefici, inoltre assumendo una consistenza viscosa, rallenta l’assorbimento dei nutrienti e del colesterolo a livello intestinale prevenendo cosi alcuni casi di diabete, dislipidemia e malattie cardiovascolari. Infine le vengono attribuite anche propietà prebiotiche fornendo nutrimento alla flora batterica, la quale ci protegge dalla formazione di tumori e riduce il livello di colesterolo che il nostro corpo produce normalmente.
È anche vero che, un eccessivo apporto di fibra, può provocare una malassorbimento di micronutrienti, i quali possono restare intrappolati e secreti insieme alle tossine nelle feci. Perciò il consiglio è di cercare di introdurre giornalmente una quantità di fibre che vada dai 20g ai 35g per gli adulti, e 5g + 1g per ogni anno d’età per i bambini, sempre in un rapporto insolubile/solubile pari a 3/1.

Tra gli alimenti che contengono più fibra insolubile troviamo la crusca, i semi oleaginosi (mandorle, arachidi, noci), la frutta secca (fichi, prugne, mele) mentre quelli con più fibra solubile sono i legumi (fave, fagioli, lenticchie, ceci, piselli), i cereali (frumento tenero, orzo, farina di segale) e la verdura (cicoria, carciofi, asparagi), infine più ricchi di fibra solubile con funzioni prebiotiche sono l’avena, i bulbi (topinambur, aglio, cipolle, porri), la frutta (banana, kiwi) e la farina di konjak.

Buona salute!

dott. Andrea Riva