Una camminata notturna di Nordic Walking alla scoperta del fascino di Pederobba vista dal Monfenera. La prima edizione di Nordic Walking Experience ha visto nella notte di sabato Continua a leggere

L’industria alimentare ha un’unica logica: il cibo deve costare poco, il meno possibile.

È naturale che l’industria alimentare prediliga il prodotto che costa meno, ma ciò dovrebbe essere a parità di qualità. Tuttavia per il cibo non è più così: ciò che conta è solo il prezzo, il prodotto deve essere disponibile ovunque a costi irrisori. Questo è il risultato prodotto dall’industria alimentare: trasformare il cibo in un bene di consumo tout court, spogliato quindi di tutti i suoi valori culturali e di tradizione. Il sistema che gli è stato costruito intorno, o in cui esso è stato inserito, ha sostituito il valore qualitativo con il prezzo.Paradossalmente ciò che appare è che non si produca più cibo per mangiarlo, bensì per venderlo. Il prezzo diventa la principale, se non l’unica, discriminante per la scelta. Nel sistema globale dell’industria alimentare gli alimenti sono diventati così una merce come tutte le altre.Sottoporre anche il cibo alle medesime leggi non crea solo un’omologazione dei prodotti che riduce la biodiversità e favorisce le monoculture dannose per l’ambiente, ma è anche causa di grandi iniquità. L’industria alimentare, la trasformazione del cibo, la distribuzione attraverso i cinque continenti di derrate coltivabili in loco, l’egemonia del prezzo e le leggi del libero mercato hanno reso quello del cibo uno dei comparti più insostenibili tra tutte le attività umane.

Negli ultimi cento anni c’è stata una gravissima riduzione della biodiversità: l’esigenza dell’industria alimentare, di avere estese monocolture per ottenere grandi quantità di cibo a basso costo, ha orientato la scelta su poche varietà adatte a questo modello produttivo, a discapito di molte altre. Ovunque abbia trionfato l’industrializzazione del cibo c’è stato il trionfo dell’appiattimento e dell’omologazione, un grave pericolo per uno dei fondamenti della vita sulla terra: la diversità biologica e la capacità di adattamento delle specie. Sono danni di proporzioni bibliche: in un solo secolo l’industria alimentare ha permesso che in molte parti del mondo sparisse ciò che si era plasmato e sviluppato lungo il corso dei millenni. Come non bastasse, negli ultimi anni l’utilizzo di fertilizzanti chimici e pesticidi è aumentato esponenzialmente: in dieci anni ne è stata immessa nel terreno e nel ciclo naturale la stessa quantità che ne era stata usata nell’intero secolo precedente. I danni all’ambiente provocati dall’industria alimentare sono tanti e tali che ormai l’allarme è diventato una costante. Le notizie su quanto sta accadendo sono uscite dai circuiti “alternativi” legati al mondo del biologico o dell’ambientalismo e sono diventate di dominio pubblico. L’evidenza non si può più negare: l’agricoltura, che dovrebbe fondarsi su un’alleanza tra uomo e natura, è diventata invece una guerra alla Terra. Fino a oggi le devastazioni ambientali non sono mai state calcolate nelle economie del cibo, malgrado siano un costo sempre più gravoso che ovviamente si accollano le popolazioni. Crediamo di pagare poco il cibo, ma paghiamo un prezzo caro e occulto in termini ecologici. Il prezzo basso del cibo, quindi, non soltanto impoverisce il suo valore, ma nasconde dentro di sé tutto ciò che stiamo facendo alla Terra.

Prima o poi qualcuno dovrà pagare e alla fine saranno proprio quei consumatori convinti oggi di fare un affare spendendo poco per mangiare.

 

Dott. Francesco Cappelletto

Partiamo dalla definizione di alimenti funzionali e scopriamo la loro capacità di influire positivamente su una o più funzioni fisiologiche.

Quando si parla di alimenti funzionali si intende un “Alimento caratterizzato da effetti addizionali dovuti alla presenza di componenti (generalmente non nutrienti) naturalmente presenti o aggiunti che interagiscono con una o più funzioni fisiologiche dell’organismo portando ad effetti positivi sul mantenimento della salute e/o prevenzione delle malattie.” La parola funzionale deriva proprio dal fatto che questi alimenti hanno la peculiarità di dare effetti funzionali al di là del valore nutrizionale (nota conferita come ben si sa dalla frazione proteica o glucidica che costituisce l’alimento stesso). Sicuramente di alimenti funzionali ne avrete già sentito parlare tanto in quanto è assodato ormai rappresentino il mercato emergente: i cambiamenti socio-economici avvenuti negli ultimi anni, dettati dalla necessità di ritrovare il benessere e scacciare la paura verso le malattie, ci hanno spinto alla ricerca di alimenti dotati di maggiori proprietà benefiche.

Scorrendo la definizione troviamo che tali componenti, per esempio fibra, culture batteriche (probiotici), acidi grassi omega-3, estratti vegetali, possono essere naturalmente presenti o aggiunti. Quando vengono aggiunti, si ritrovano scritti sulle confezioni, affiancati a claim salutistici funzionali quali: “Aiuta la tua regolarità”, “Riduce il colesterolo” oppure “Rallenta l’invecchiamento”. Ancor più se oltre ad avere un carattere funzionale concorrono a prevenire l’insorgenza di malattie, così da utilizzare health claim contro l’osteoporosi, malattie gastrointestinali, arterosclerosi etc: claim che naturalmente secondo la normativa europea devono avere una fondatezza scientifica per essere dichiarati.  Attualmente in commercio ce ne sono di vario tipo, ma vorrei però soffermarmi sulla nostra comune errata tendenza: ricercare questi prodotti tra gli scaffali identificando il beneficio in un claim salutistico piuttosto di un altro, non considerando il prodotto di partenza che li veicola. Molte volte infatti vengono aggiunti a cibi di basso valore, come yogurt, caramelle o biscotti ricchi di zuccheri, perciò anche se teoricamente potrebbero essere utili, hanno poco senso.

E ora un elenco di alimenti funzionali che dovremmo consumare tutti i giorni: tè verde, con elevate concentrazioni di potenti antiossidanti che aiutano la detossificazione epatica e hanno azioni protettive nei confronti dei tumori; soia, ricca di fitoestrogeni (lignina); pesce, come il salmone ricco in omega-3, e tutti i cereali a partire dall’avena, in quanto ricca di fibra solubile, in particolare beta-glucano, classificato come prebiotico perchè si è rilevato un buon substrato per la crescita di bifido batteri e lattobacilli (quelli che ora noi cerchiamo avidamente negli yogurt!). Se poi il cereale viene consumato “whole grain” si aggiungono altre proprietà benefiche legate al contenuto di acido fitico, tannini, fitosteroli, composti fenolici, anche questi antiossidanti, che verrebbero generalmente persi durante la brillatura dei grani. Il cibo credo sia il mezzo più semplice e immediato per permettere al nostro organismo di trarne beneficio, perciò sosteniamo il crescente interesse verso alimenti funzionali, che possono dare un contributo concreto al miglioramento della salute e/o nel contribuire alla prevenzione di determinate malattie, ma cerchiamo di non concentrarci unicamente alla componente di cui abbiamo bisogno, il bifido batterio come può essere la vitamina D o l’antiossidante, bensì all’interezza del prodotto. Ancora meglio se la componente non è addizionata, ma naturalmente presente nell’alimento stesso.


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Luisa Gragnoli

La frutta secca è salutare come quella fresca? Il confronto va a gonfie vele! Questi alimenti possono essere considerati, infatti, come una vera e propria miniera di sali minerali, vitamine e acidi grassi.

Normalmente chiamiamo frutta secca quella categoria di alimenti che comprende semi oleosi (noci, nocciole, mandorle, pistacchio, arachidi, pinoli, semi di girasole, di lino, sesamo, canapa, zucca, cartamo, ricino, ravizzone, perilla, copra) e frutta disidratata quella privata per disidratazione della maggior parte dell’acqua che la compone da fresca (datteri, uvetta, fico, albicocca, prugna, ananas, banana, mela, mirtillo etc). Ci troviamo di fronte a degli alimenti che possiamo quindi definire “concentrati”. Da una parte, infatti, i semi sono molto ricchi di grassi, vitamine e sali minerali (basta pensare a quanta energia devono possedere per far crescere una nuova pianta), dall’altra la frutta disidratata mantiene le caratteristiche positive della frutta fresca, ma le concentra in poco volume.

Assumendo un mix bilanciato di frutta a guscio e disidratata si potrebbe evitare di consumare gli integratori vitaminici e di sali minerali, poiché ci fornirebbe già tutti gli elementi di cui abbiamo bisogno per il corretto funzionamento del nostro metabolismo e, soprattutto, sono elementi naturali e facilmente assorbibili, piuttosto che provenienti da sintesi chimica e spesso risultanti non efficaci poiché non riconosciuti dall’organismo e perciò eliminati immediatamente con le urine (da cui il caratteristico color arancione).

Tra le vitamine liposolubili presenti nei semi, molto importante è la vitamina E o “tocoferolo” essenziale per il corretto funzionamento cellulare. Ne sono particolarmente ricche le mandorle e le nocciole che vanno però consumate in quantità moderata poiché aventi un elevato tasso calorico: un etto di noci, per esempio, apporta circa 660 Kcal. La frutta disidratata è meno calorica: l’uvetta, ad esempio, apporta circa 300 Kcal per etto. Sarebbe quindi preferibile consumare la frutta secca lontano dai pasti principali oppure, come s’intuisce, in sostituzione a una fetta di dolce o di una barretta di cioccolato, che pur apportando un contenuto calorico molto simile, certamente non contiene la stessa quantità di acidi grassi “buoni”, di vitamine e di sali minerali.

Attenzione però a quello che trovate a scaffale perché la frutta essiccata può presentare degli additivi come l’acido sorbico, che impedendo lo sviluppo di lieviti e muffe, potrebbe indurre reazioni allergiche da contatto. Nella frutta secca, invece, si può trovare anidride solforosa (o solfiti), che inibendo lo sviluppo di microbi e impedendo l’imbrunimento per l’ossidazione, potrebbe scatenare reazioni allergiche nelle persone sensibili.

Se siete a rischio di sviluppare reazioni a queste sostanze, leggete bene l’etichetta prima dell’acquisto.

Luisa Gragnoli

Sabato 23 Aprile si è svolta la seconda edizione del Biogreen Gala organizzata dall’Asolo Golf Club, riscuotendo, a conferma dell’anno precedente, un notevole successo.

Un’intensa giornata di gare sul green, ma non solo: per i partecipanti erano previsti anche una serie di trattamenti benessere, dai massaggi shatsu alla riflessologia plantare. Importante, poi, lo spazio dedicato alle aziende per presentare i prodotti Bio di tutti i tipi ed anteprime di nuovi progetti.

L’evento si è concluso con una Cena di Gala BIO e la premiazione del Torneo di Golf.

Un’occasione straordinaria e unica per capire il vero valore dello stile Eco Sostenibile!

Lo sapete che il nostro apparato digerente è colonizzato da miliardi di microrganismi? Stiamo parlando della flora batterica intestinale, costituita da oltre 400 specie diverse.

 

Uno dei ruoli principali della flora batterica intestinale è il proteggerci da virus, batteri e parassiti attraverso degli antibiotici che rilasciano naturalmente, chiamati batteriocine. Questo ci può già far capire quanto la loro attività sia importante per il nostro corpo, agendo proprio come barriera contro gli agenti esterni che potrebbero attaccare la nostra salute.

Un’altra funzione importantissima è che, insieme ai succhi gastrici, pancreatici e alla bile, partecipano alla digestione dei cibi attraverso la produzione di enzimi batterici digestivi. In pratica producono delle sostanze che permettono di spezzare il cibo che ingeriamo e assimilare le sostanze nutritive che altrimenti non verrebbero assunte.

Una loro carenza può provocare molti disturbi, tra cui indebolimento del sistema immunitario, predisposizione ad allergie e intolleranze, suscettibilità a tossinfezioni e candida. Chi sono quindi i nemici della flora batterica intestinale? L’abuso di antibiotici, in primis antinfiammatori steroide; i cibi conservati con i sorbati e l’anidride solforosa (guardate le etichette, li potete trovare nella lista ingredienti) perché distruggono i nostri batteri; l’abuso di cibi fritti, eccessivamente speziati e salati. Da non sottovalutare, poi, la sedentarietà e l’abitudine a consumare i pasti in maniera frettolosa. 

Il mio consiglio per mantenere in buono stato la flora batterica intestinale è prediligere sempre alimenti ricchi in fibre solubili: le verdure, come cicoria, asparagi, carciofi e topinambur, a base di inulina (fibre prebiotica , in altri termini cibo per i batteri); i legumi; la frutta secca e i cibi fermentati, come lo yogurt. Le fibre sono un ottimo alleato per la nostra flora batterica intestinale, ed è interessante sapere che quanto più sono numerose le specie di batteri, tanto più una persona potrà godere di buona salute.

 

 Luisa Gragnoli

Lo spreco alimentare: avete idea di quanto del cibo che compriamo viene effettivamente mangiato e quanto invece viene gettato nella spazzatura?

 

In Italia in 1 anno lo spreco alimentare corrisponde a più di 8.000.000 di tonnellate di prodotti agroalimentari, alimenti ancora commestibili che potrebbero riempire circa 60 navi crociera o addirittura 750 TIR. Questa quantità di cibo potrebbe sfamare circa ¾ d’Italia Alimenti che gettiamo perché hanno oltrepassato la scadenza, o perché si aprono le confezioni e se ne lascia lì metà o per semplice abbondanza nelle nostre case. Pensate che ogni cittadino italiano genera uno spreco alimentare di 46 kg all’anno, del quale un buon 60% potrebbe essere evitato. Sapete perché? Perché siamo abituati a farlo senza pensarci! Quante volte siamo soliti uscire dal supermercato con il carrello pieno acquistando più del necessario? Quante volte ci lasciamo tentare dalle offerte speciali “prendi 3 paghi 2”? Non pensando che una volta a casa quella confezione in più molto probabilmente non verrà mai consumata e quindi buttata? Traducendovi queste quantità in euro posso dirvi che nel 2010 si è riscontrato che una famiglia butta 450 euro in un anno di prodotti alimentari, significa che in un mese ne butta circa 40, ovvero l’8% della spesa sostenuta per l’acquisto di alimenti. E tra i prodotti che più frequentemente vengono sprecati troviamo latte, uova e formaggi. Questi dati dovrebbero farci riflettere! Facciamo attenzione quando andiamo a fare la spesa. Scriviamoci una lista con le cose essenziali così da seguirla rigidamente senza cadere in tentazioni promozionali. Guardate le date di scadenza e non privilegiate i prodotti a lunga conservazione altrimenti rischiate solo di riempire la dispensa e ritrovarvi al giorno della scadenza a gettarli sulla spazzatura.

E date il giusto prezzo al cibo: quello che non pagate in cassa verrà pagato da qualche altra parte…!

 

Spreco alimentare

Nell’era dello street food, dove il cibo è disponibile 24 ore su 24, ci stiamo disabituando a mangiare sano. Secondo l’ultimo rapporto sulla ristorazione della Federazione Italiana Pubblici Esercizi, il 77% di noi consuma cibo fuori casa, dalla colazione al dopo cena. Corollario: siamo diventati un popolo di mangiatori maleducati. E questo perché mangiare, al netto di gusti, tradizioni e abitudini familiari, resta un atto istintivo: hai fame? Mangi.

Siamo immersi in un mare di cibo, ma è come non sapessimo nuotarci dentro. In mezzo a tanti stimoli non siamo più abituati a sentire quello essenziale: la fame. E si mangia per mille altri motivi. Da dove cominciare quindi per cambiare e volerci più bene?

Ascoltare la fame e riportarla in una griglia di orari e luoghi sarebbe già un passo avanti. Poi, impariamo a codificare le informazioni, senza subirle: prendere confidenza con le etichette e leggerle. Cerchiamo di orientarci sulla stagionalità. Prediligere il cibo integrale tutti i giorni. Tra l’aprire una busta di cibo precotto e stare 2 ore in cucina per una torta salata, è usare la sfoglia pronta e farcirla con zucca, zucchine porri e ricotta: anche i bambini così apprezzerebbero le verdure!

Riflettere su quanto sia eco-sostenibile la nostra alimentazione è un modo per auto-educarci: la dieta mediterranea concilia salubrità e salvaguardia dell’ambiente perché si mangia di tutto, soprattutto cereali e vegetali, in quantità appropriate.

Se siete genitori ancor di più diventa importante dare il buon esempio a tavola. Uno studio pubblicato sul Journal Appetite, ha rilevato che i piccoli che cucinano con i genitori mangiano molte più verdure e si arricchiscono di positività e autostima, orgogliosi di aiutare i “grandi”.

Per migliorare la nostra consapevolezza, vi propongo questi 5 suggerimenti:

  1. Coinvolgete i vostri bimbi al rito della spesa settimanale, sicuramente se contribuiscono alla scelta di quello che mangeranno accetteranno il menu che proponete più volentieri.
  2. Abituateli alla prima colazione, pensandola come un piacere quotidiano e mai frettoloso. Cercate di prepararla assecondando i loto gusti, senza forzature.
  3. Non perdete di vista il concetto delle porzioni: di fronte a quantità di cibo troppo abbondanti, si è portati a mangiare più di quanto sia realmente necessario.
  4. Considerate la merenda come un ulteriore pasto della giornata e non come un momento in cui concedere strappi alle regole.
  5. È importantissimo far capire da dove arriva il cibo ai bambini: ad esempio seguire la crescita di un seme in un vaso è più utile per convincerli ad apprezzare le verdure piuttosto che punirli togliendo il cellulare.

Luisa Gragnoli