La frutta è un gruppo di alimenti esclusivamente vegetali, tipicamente zuccherini e consumati prevalentemente a crudo; in realtà, dal punto di vista botanico sarebbe più corretto utilizzare il termine FRUTTO e racchiudere nel rispettivo insieme anche tutti quei vegetali che, a causa del minor contenuto in glucidi, sono preferibilmente impiegati come contorno: pomodori, cetrioli, zucchine, melanzane, zucche, olive ecc.
Ad ogni modo, la frutta rappresenta una fonte alimentare MOLTO importante, grazie all’elevato contenuto nutrizionale di vitamine, sali minerali, fibra solubile, polifenoli, antiossidanti in genere, fruttosio e acqua. Ovviamente, la frutta non è tutta uguale e la sua composizione nutrizionale varia soprattutto in base a:

  • Varietà botanica
  • Clima ed ambiente di crescita
  • Metodo di coltivazione
  • Freschezza o conservazione

L’apporto energetico della frutta zuccherina deriva prevalentemente dai glucidi, in particolare dal fruttosio, mentre il contenuto lipidico e quello proteico risultano marginali; d’altro canto, si conoscono alcuni tipi di frutta che possiedono un elevato contenuto lipidico (tralasciando l’intera categoria della frutta secca, i più conosciuti sono il cocco e l’avocado).

http://www.associazionepiuinforma.org/contatti/

https://www.bontorin.it/contatti.html

ormoni alimentari

Il controllo ormonale è il presupposto sul quale si basa, non solo la cronodieta, ma anche la maggior parte delle ultime ricerche scientifiche sull’alimentazione ed il dimagrimento. La tanto amata e discussa dieta a zona ne è un esempio. In base a queste teorie l’assimilazione dei nutrienti e le conseguenti variazioni metaboliche, dipendono da una complessa rete di aggiustamenti ormonali.

Esistono ormoni che favoriscono l’accumulo di grasso corporeo e la perdita di massa muscolare ed altri che favoriscono lo smaltimento del grasso corporeo e l’acquisto di massa muscolare. Stimolare con la dieta la secrezione di uno o l’altro ormone significa  raggiungere o meno i propri obiettivi; non solo, è importante valutare i livelli ormonali individuali poiché alcuni soggetti possono manifestare una naturale iper o ipoproduzione di determinati ormoni.

Alle sue origini la cronodieta era a tutti gli effetti una dieta dissociata, un regime alimentare che imponeva, non solo il consumo di determinati nutrienti in periodi particolari della giornata, ma anche il divieto di assumere nello stesso pasto cibi di origine diversa (ad esempio occorreva separare il consumo di carboidrati da quello di proteine).

Ovviamente un metodo così drastico non può che avere alcuni risvolti negativi. Nella seguente tabella sono riportati i pro ed i contro della cronodieta.

http://www.associazionepiuinforma.org/contatti/

https://www.bontorin.it/contatti.html

L’indice glicemico (IG) esprime la capacità dei carboidrati contenuti negli alimenti di innalzare la glicemia. Più precisamente, si definisce indice glicemico di un dato alimento l’area incrementale sottesa dalla curva glicemica, causata dall’assunzione di una porzione di 50 g di carboidrati dell’alimento, espressa come percentuale dell’area incrementale sottesa dalla curva glicemica, ma causata dall’assunzione di 50 g di glucosio dallo stesso soggetto.

La velocità dell’incremento glicemico si esprime in percentuale (%), prendendo come punto di riferimento il glucosio in soluzione acquosa – o il pane bianco, a seconda del sistema – al quale corrisponde il 100%. Pertanto, un alimento con indice glicemico 50 innalza la glicemia con una velocità del 50% rispetto a quella del glucosio; in pratica, è due volte più lento.Lo studio dell’indice glicemico nacque – ormai parecchi decenni orsono – con l’intento di trovare una correlazione tra l’attitudine ad incrementare eccessivamente la glicemia dopo i pasti e il peggioramento dello stato di salute generale.

Tuttavia, come scopriremo di seguito, la correlazione tra indice glicemico e salute non ben definita, e il consumo di cibi con queste caratteristiche – in porzioni e con frequenza ragionevoli – non sembra contrapporsi ai crismi di un’alimentazione equilibrata.

L’indice glicemico degli alimenti è influenzato in primo luogo da vari fattori. Alcuni di questi riguardano la natura chimica dei carboidrati in essi contenuti, altri la compresenza di altri nutrienti o fattori nutrizionali.

http://www.associazionepiuinforma.org/contatti/

https://www.bontorin.it/contatti.html