Oggi mi è stato chiesto: mangiare tanta frutta fa male? Assolutamente no! Anzi, aiuta a smaltire la ritenzione idrica del corpo ed il sodio in eccesso. L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomanda di consumare almeno 5 porzioni tra frutta e verdura fresca al giorno, che corrispondono a circa 600g , ovvero 1 kg di prodotti vegetali crudi , ancor meglio se di stagione.

Per esempio, la mela è ricca in quercitina ad esempio e altri polifenoli, sostanze che contribuiscono positivamente alla nostra salute in quanto antiossidanti naturali e antinfiammatori. La quercitina infatti frena la produzione di ossido nitrico durante le infiammazioni e la troviamo oltre che nella mela anche nel mirtillo, nell’uva e nel vino, nel tè verde, nel sedano e nei capperi.

In generale frutta e verdura sono importantissime per la dieta perché possono rifornire oltre che di sali minerali alcalinizzanti (magnesio e potassio, che aumentano il potere tampone del sangue ) e vitamine, anche di fibra vegetale insolubile utile per smaltire le feci e le scorie corporee. Riforniscono inoltre  anche di pan allergeni, sostanze che modulano il sistema immunitario per prevenire alcune forme di intolleranza alimentare.

Le uniche persone che devono fare attenzione all’uso eccessivo della frutta sono quelle che soffrono di sofferenza genica, ovvero non hanno l’enzima che smaltisce il fruttosio, e i diabetici. In entrambi i casi un abuso di frutta ricca di fruttosio, come pere e ciliegie, o troppo dolce può creare gravi danni a livello renale.

Ma questi sono gli unici due casi in cui potrebbero esserci dei limiti, altrimenti… frutta e verdura senza confini!

 

Dott.ssa Luisa Gragnoli

Per conoscere le etichette, prima di tutto vi consiglio di allenarvi cominciando a leggere gli ingredienti dei prodotti, non solo quelli alimentari, che sono a casa vostra. Vi stupirete nel trovare coloranti nei cosmetici o additivi nelle medicine. Anche i bambini, che sappiano già leggere, potranno partecipare a questo gioco usando una lente d’ingrandimento per diventare “dei piccoli detective delle liste degli ingredienti”.

Dovete sapere che sulle etichette delle confezioni troverete rarissimamente le percentuale dell’additivo usato nel prodotto in questione in quanto si tratta di un segreto “strettamente confidenziale”, soprattutto per i consumatori. In generale, gli ingredienti sono classificati in ordine decrescente partendo da quello usato in maggior quantità. Per esempio, se noi prendiamo la lista ingredienti di un nuovo tipo di gomma da masticare e vediamo che la lista comincia con 7 edulcoranti tra cui l’aspartame, potrete dedurre che queste gomme contengono tutto sommato degli edulcoranti abbastanza pericolosi. Sta a voi giudicare se avete veramente bisogno di masticare questo tipo di prodotti. Purtroppo, molto spesso, le etichette sono stampate in caratteri minuscoli e nel colore della confezione, confondendo così il consumatore. Per esempio, sulle confezioni di certe caramelle, che vorrebbero “addolcire la vita di grandi e piccini”, gli ingredienti sono stampati a caratteri minuscoli e bianchi su uno sfondo trasparente. Ma dato che i bambini adorano questi prodotti, non ci si fa attenzione e i genitori cedono per fare contenti i loro angioletti. La storia non dice se nelle ore sucessive all’ingestione di quelle famose caramelle dai colori allettanti, ma a volte cancerogeni, quegli stessi “angioletti” si sono trasformati in veri e propri diavoli in miniatura! Ma chi ha mai parlato di “reazione agli additivi alimentari”? Praticamente nessuno. Deve trattarsi di un argomento tabù.

Oggi sono sempre più numerosi gli studi fatti da specialisti della salute che denunciamo la tossicità di un gran numero di additivi alimentari, che purchè autorizzati, sono spesso pericolosi per la nostra salute, in genere poco controllati e molto utili all’industria agroalimentare. Gran parte degli additivi sono chimici e sono aggiunti volontariamente dall’industria alimentare. Il nostro corpo, e ancora meno quello dei bambini, non è fatto per assumere quantità così importanti. Per misurare la tossicità di additivi, gli studi sono in generale fatti su cavie da laboratorio, che non hanno le stesse reazioni dell’uomo, e a cui si somministra un solo additivo alla volta. Ma l’unica specie che non ha mai subito test da laboratorio è proprio quella che consuma una miriade di additivi (fino a 7 chili/anno per un sono individuo!): la specie umana!

Quindi per ogni ingrediente che trovate nelle etichette alimentari che inizia con un E e sta vicino ad un numero, digitatelo in internet e conoscetelo, è vostro diritto sapere cosa mangiate e preservare la vostra salute!

 

 

 

dott.ssa Luisa Gragnoli

Cos’è l’indice glicemico degli alimenti? Dove lo troviamo? I nostri Esperti spiegano l’importanza di questo valore e quali cibi è bene consumare per mantenerlo costante.

 

L’indice glicemico è il valore che indica la velocità con cui aumenta la glicemia nel sangue, ossia la concentrazione di glucosio nel sangue, una volta che l’alimento viene consumato. Per convenzione si è stabilito il valore 100 per il glucosio (la più piccola molecola che compone il carboidrato), che corrisponde all’indice glicemico più alto, ovvero la più alta velocità con la quale si può alzare la glicemia nel sangue dopo l’assunzione. Ne viene che tutti gli altri alimenti si classificano ad alto, medio e basso indice glicemico in base a questo valore massimo.Avremo perciò un valore sopra i 70 gli alimenti con elevato indice glicemico, mentre inferiore a 55 quelli a basso indice glicemico. Chi si colloca nel mezzo saranno i cibi a medio indice glicemico.

È importantissimo mantenere il livello della glicemia nel sangue basso e stabile, e quindi non avere picchi positivi o negativi di glucosio nel sangue, avvertibili dal nostro organismo come momenti di sazietà (momentanea) e di momenti di irrefrenabile fame. Questi sbalzi ricadono sulla secrezione dell’insulina e quindi sul corretto funzionamento delle ghiandole pancreatiche coinvolte, le quali davanti ad un continuo oscillare della glicemia non riescono a sopperire al carico e possono sviluppare disfunzioni nel tempo. In particolare, maggiore sarà l’indice glicemico di un pasto e maggiore sarà la tendenza a sviluppare un’iperglicemia e secrezione di insulina, e di conseguenza la tendenza ad ingrassare o a danneggiare la salute del diabetico.

Di seguito vi riporto una lista di alimenti ad alto indice glicemico da evitare o almeno limitare il più possibile:

SCIROPPO DI GLUCOSIO (lo troviamo nelle maggior parte di cibi confezionati come merendine dolci e salate), BEVANDE GASSATE E DOLCI, SUCCHI DI FRUTTA INDUSTRIALI, RISO BIANCO, PANE BIANCO (con farina 00 e adittivato con sale), PASTA SCOTTA, ZUCCHERO, MAIS, MIELE, PATATE BOLLITE E VERDURE AMIDACEE, BIRRA (ricca di destrina), LIQUORI (carichi di zucchero).

E la lista dei consigliati, per tutti:

FRUTTA E VERDURA CRUDA DI STAGIONE (con cautela banane, fichi e cachi che hanno alto contenuto di zuccheri), TOPINAMBUR, LENTICCHIE, LEGUMI (vanno bene tutti, prestate attenzione a quelli in barattolo, come i piselli, perché il liquido può contenere zucchero. Leggete l’etichetta!), PANE INTEGRALE, RISO BASMATI e PASTA (cottura al dente), NOCI , MANDORLE, FRUTTA SECCA E SEMI OLEOSI, FORMAGGI E CARNE (in quantità limitate).

Si può anche ridurre l’indice glicemico durante un pasto con dei semplici trucchetti, ma ve ne parlerò nelle prossime news!