Tra i vari strumenti usati dalle arti di mimesi vediamo citata la metafora e spiegato il suo uso: essa consiste nel trasferire il significato di una parola a un’altra, trasformando la cosa che riceve questo nuovo significato in un chè di diverso. La metafora viene così a essere un atto trasformativo che reinterpreta, significando in modo nuovo, le cose su cui poggia.

L’uomo si trova nella difficile situazione di non poter avere un accesso diretto e neutrale verso il mondo circostante, infatti ogni nostro sguardo è sempre una prospettiva specifica e mediata dai valori e dai simboli in cui viviamo, significati che ci formano, determinando il nostro stesso modo di interpretare l’esistente.

Proprio per questa ragione la carne, in quanto oggetto dello sguardo umano, è sempre caricata di significati e allegorie umane. Adams ha svelato i significati simbolici e culturali che la carne ha assunto, e tuttora mantiene, nella prospettiva patriarcale-creofaga. Ogni volta che la carne viene mangiata perché vista come oggetto ci si dimentica della sua condizione iniziale, quella non caricata di significati simbolici: l’essere il corpo qualcuno; ed è proprio questa dimenticanza lo scopo a cui mirano gli smembramenti, i condimenti e le confezioni accattivanti, rendere cioè invisibile il soggetto che quel pezzo di carne era.

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Per gli antichi Romani il sale era particolarmente prezioso; non a caso il termine salario, ancora oggi utilizzato per indicare la retribuzione di un lavoratore dipendente, fu coniato in quegli anni per dare un nome al compenso dei legionari.

La salatura degli alimenti, oltre ad essere necessaria per conservare meglio alcuni cibi, ha pertanto anche un profondo significato culturale.

L’apporto di sale nella dieta va assolutamente ridotto anche in presenza di malattie quali l’insufficienza renale, lo scompenso cardiaco e la cirrosi. Queste malattie aumentano sensibilmente la ritenzione di sodio alterando i meccanismi di eliminazione renale. In un individuo sano il metabolismo del sodio funziona perfettamente e consente di regolare l’assorbimento e l’escrezione urinaria in relazione alle quantità di sale introdotte con gli alimenti. Per una persona in salute l’assunzione di eccessive quantità di sale non rappresenta dunque un problema anche se, a lungo andare, predispone l’individuo ad ipertensione e ritenzione idrica.

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Sembra un nome uscito da un film dell’orrore, invece la “poltiglia rosa” o “pink slime” è un ingrediente comune delle nostre tavole. Chi non ha mai acquistato wurstel, cordon bleu, cotolette, o hamburger? E chi non è mai andato al fast food? Se vi riconoscete in queste situazioni, vuol dire che vi siete imbattuti nella carne separata meccanicamente.
Questa disgustosa melma rosa si ottiene mediante un procedimento che separa meccanicamente le rimanenze della carne dalle ossa (in Europa solo di polli e suini).
Una volta che si sono usati i tagli di carne più pregiati di un animale, quello che rimane viene pressato in appositi macchinari che sminuzzano e polverizzano anche ossa, tendini, tessuto nervoso e midollo. Ed ecco a voi la pink slime, largamente usata dall’industria alimentare per il suo basso costo e per la sua facilità di impiego.
E così, quando vi trovate nel piatto un bel wurstel di pollo, sappiate che del pollo originale lì dentro c’è veramente poco. Anche se è obbligatorio dichiarare in etichetta l’uso della carne separata meccanicamente, le aziende non amano farlo e trovano sempre qualche escamotage per nascondere o camuffare l’ingrediente incriminato.

Negli USA, dove si stima che il 70% della carne macinata in vendita sia addizionata con carne separata meccanicamente, la situazione è ancora più assurda perché la pink slime viene anche trattata con liquidi contenenti ammoniaca per igienizzarla, perdendo ogni sapore e colore. Viene successivamente insaporita con aromi artificiali e tinta con coloranti. Tutto questo è ancora vietato nell’Unione Europea.

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Cloruro di sodio è il nome chimico del “sale da cucina”; si tratta del sale sodico dell’acido cloridrico, che alla vista risulta cristallino ed incolore, caratterizzandosi per colore e sapore tipici. Il sale da cucina è un esaltatore di sapidità, cioè favorisce (o dovrebbe favorire) la palatabilità dei cibi preparati. Inoltre, rappresenta uno dei conservanti più utilizzati nell’industria alimentare.
Il sale è un minerale diffusissimo su tutto il pianeta, e la maggior parte dei tessuti o dei liquidi appartenenti agli esseri viventi contiene una qualche quantità di questa sostanza.
Quasi certamente, l’uomo ha scoperto in modo casuale che gli alimenti salati assumevano un sapore più deciso. Probabilmente è accaduto ciò che è stato osservato in un gruppo di macachi della Nuova Zelanda: Un giorno, un macaco che stava mangiando patate sulla riva del mare, bagnò nell’acqua salata il tubero, lo morse di nuovo e notò che la patata aveva un altro sapore; continuò così a bagnare la patata tra un morso e l’altro e ci prese tanto gusto che diventò una vera abitudine.

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