Gli animali destinati al consumo umano o alla produzione di alimenti (latte, uova) possono essere allevati in diversi modi: esistono allevamenti intensivi, industriali ed estensivi.

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Sulle nostre tavole il sale non manca mai perché siamo molto abituati al saporito: scegliamo il sale ricco di iodio convinti che faccia bene alla tiroide, o magari il sale iposodico che pensiamo aiuti la nostra pressione alta.

In realtà il sale comune da cucina (il classico cloruro di sodio) per composizione è paragonabile allo zucchero raffinato: si tratta di calorie vuote, senza alcun valore nutrizionale.

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Nonostante sia spesso presente nei ripieni di tortellini, nei piatti pronti a base di pollo, nelle lasagne e negli hamburger serviti nei fast food di alcuni paesi, la maggior parte dei consumatori ancora non sa cosa sia esattamente la carne separata meccanicamente.

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La nuova normativa Europea sull’etichettatura impone che nelle tabelle nutrizionali di tutti i prodotti trasformati sia indicato obbligatoriamente il contenuto di sale- cloruro di sodio. Non solo è importate saperne la quantità, ma anche l’utilizzo che ne viene fatto (conservante, insaporitore) e la qualità del sale che mangiamo, in termini di origine, estrazione, lavorazione.

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