Il golf è uno sport di precisione che si pratica in un campo aperto (coltivato a prato) appositamente attrezzato, per mezzo di una palla e una serie di ferri e legni. Sebbene da alcuni sia ritenuto uno sport di origine olandese, il paese in cui godette per primo enorme popolarità e grande tradizione fu la Scozia.

Il gioco consiste nel colpire una pallina (nota come palla da golf) lungo un apposito percorso, da una piazzola di partenza, fino alla buca sistemata in una zona d’arrivo , mediante una successione di colpi conformi alle regole, tipicamente su più buche da conquistare lungo il percorso. Allo scopo viene utilizzato un certo numero di bastoni da golf, di forma, peso e dimensioni diverse. La vittoria va al golfista che termina le buche stabilite (generalmente 18) con il minor numero di colpi, oppure a quello che abbia vinto il maggior numero di buche.

Popolarissimo soprattutto negli Stati Uniti, Giappone e in Inghilterra, ha fatto la sua comparsa in Italia.

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La quantità di acqua consumata in media ogni giorno da una persona ammonta a circa 3.800 litri, ma solo 250 sono utilizzati per le attività domestiche. Il resto se ne va in produzione e consumi quotidiani di alimenti, beni e servizi.

Ogni giorno usiamo grandi quatita’ di acqua per molti scopi differenti: usiamo l’acqua per bere, lavare i piatti, fare la doccia, per tirare lo sciacquone, per preparare la cena e per molti altri scopi. Ma l’acqua è usata non soltanto in usi domestici: gli esseri umani la usano anche nelle industrie e nell’agricoltura. Nell’agricoltura l’acqua è usata principalmente per irrigare i raccolti, ma nelle industrie serve per molti differenti impieghi. Può servire come ingrediente per la realizzazione di un prodotto, ma può anche costituire una parte dell’intero processo di produzione. L’acqua può essere usata per raffreddare sostanze nel processo di produzione, per trasporto ed condizionamento di materie prime, per ebollizione o cottura, per il flusso, come agente per la pulizia e per il trasporto del prodotto per mezzo in imbarcazioni.

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I dolcificanti naturali sono invece quelli che, come il miele o il fruttosio, si trovano come tali in natura. Il fruttosio in particolare ha un indice glicemico più basso dello zucchero mentre il suo potere dolcificante è leggermente superiore (circa il 33%) in più.

Saccarina, aspartame o fruttosio vengono spesso aggiunti al posto dello zuccheroper dolcificare gli alimenti tentando di risparmiare qualche caloria e di fare un favore alla propria linea.

Gli edulcoranti di sintesi (artificiali) sono nati come dolcificanti per diabetici e, grazie al loro potere calorico estremamente basso, si sono presto diffusi in molti alimenti dietetici. Queste sostanze hanno infatti un potere dolcificante estremamente elevato tanto che sono sufficienti piccolissime quantità per donare un sapore particolarmente dolce all’alimento.

I dolcificanti di sintesi (aspartame e saccarina sono i più diffusi), non si trovano in natura ma vengono sintetizzati in laboratorio. L’aspartame in particolare ha un potere dolcificante 200 volte superiore rispetto allo zucchero, mentre quello della saccarina è addirittura 450-600 volte superiore. Servono pertanto 200 grammi di zucchero per avere lo stesso potere dolcificante di un grammo di aspartame.

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Il requisito principale dell’etichetta alimentare è quello di INFORMARE il consumatore sulle reali caratteristiche del prodotto, al fine di orientarne al meglio la scelta commerciale. Ciò prevede, quantomeno, una totale chiarezza e il divieto verso qualunque tipo di illusione qualitativa e nutrizionale.

I requisiti da garantire tramite l’etichetta alimentare sono:

  • Chiarezza
  • Leggibilità e Facilità di lettura
  • Indelebilità

Chi si affida al buon senso non può dimenticare quel famoso detto cinese che recita: “Siamo ciò che mangiamo”. E ciò che mangiamo è riportato sulle etichette alimentari… a volte in modo chiaro ed esauriente, a volte con indicazioni sommarie e poco chiare.
In realtà, alcune informazioni sono obbligatorie e regolamentate per legge, mentre altre sono facoltative o complementari.

Il campo di applicazione delle etichette è rappresentato dai prodotti alimentaristessi, che possono essere venduti nelle seguenti forme:

  • Sfusi: senza alcuna confezione (frutta, ortaggi, gastronomia ecc.); le indicazioni vanno affisse sul recipiente di vendita: denominazione, elenco ingredienti, eventuali allergeni e, se previste, data di scadenza e modalità di conservazione
  • Preincartati: confezionati sul luogo di vendita al momento o poco prima dell’acquisto (pane, carne fresca, formaggi, salumi ecc.). Devono presentare obbligatoriamente qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico che provochi allergie o intolleranze ancora presente nel prodotto.
  • Preconfezionati: venduti in confezioni già applicate dal produttore e in cui l’alimento rimane fino al momento del consumo senza subire alterazioni. Sono quelli più diffusi e anche i più soggetti a restrizioni normative.

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Chi si affida al buon senso non può dimenticare quel famoso detto cinese che recita: “Siamo ciò che mangiamo”. E ciò che mangiamo è riportato sulle etichette alimentari… a volte in modo chiaro ed esauriente, a volte con indicazioni sommarie e poco chiare.
In realtà, alcune informazioni sono obbligatorie e regolamentate per legge, mentre altre sono facoltative o complementari.

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